PONTE DI CHIAIA

DESCRIZIONE

Nella sua conformazione iniziale, così come descritto da Ludovico de la Ville in Napoli Nobilissima, il ponte era affiancato dalla rampa originaria che, nel corso degli anni, divenne sempre più degradata e malsana dovuto alla presenza di un selciato sconnesso e di un continuo ruscellamento di acque, oltre che molto poco sicura durante la notte per la presenza di ladri e illuminazione assente. Nel 1834, durante il regno di Ferdinando ll di Borbone, il ponte mostrò dissesti statici che ne determinarono il restauro, ad opera dell’architetto Orazio Angelini, seguito dalla demolizione della rampa che fu pertanto rimpiazzata da un torrino scala. Le opere di restauro e consolidamento riguardarono la costruzione di un secondo arco completo di piedritti all’intradosso dell’arco esistente, il tutto fu rifinito con decorazioni a stucco e l’abbellimento con fregi e rilievi in marmo. Sul lato prospiciente alla piazza del Plebiscito furono posizionate le sculture di due Fame alate, opera degli scultori napoletani Tito Angelini e Gennaro Cali, mentre sul lato opposto, verso piazza dei Martiri, furono collocati due cavalli rampanti, simbolo della città di Napoli ed opera dello scultore Tommaso Amoud. Lo stemma dei Savoia posto in chiave all’arco del fronte diretto su piazza del Plebiscito ha sostituito, dopo l’Unità, quello esistente dei Borbone.
Prima degli interventi di restauro, lo stato di conservazione prima dei lavori di restauro era pessimo. Si era reso necessario, infatti, intervenire con opportuni sistemi di messa in sicurezza per caduta di materiale dall’alto, ovvero fenomeni di distacco soprattutto localizzati in corrispondenza della volta a botte cassettonata e degli elementi aggettanti. Lo strato di finitura dei fronti risultava caratterizzato dalla presenza di zolle di intonaco a base cementizia realizzate in sostituzione di quello pozzolanico, nonché da una tinteggiatura a quarzo che presentava estesi fenomeni di distacco della pellicola pittorica.
La presenza di un altissimo tasso di umidità, localizzato soprattutto nella muratura del secondo livello, sui fronti e sulla volta cassettonata, per infiltrazioni dal manto stradale e per l’azione dell’acqua piovana battente, avevano favorito anche l’attecchimento di micro e macrorganismi nonché di una vegetazione spontanea di tipo infestante.
La diffusa alterazione cromatica aveva ormai appiattito tutti gli elementi di finitura e riducendo il valore artistico dell’opera nel suo complesso. Vi era anche da un forte degrado antropico, quali scritte vandaliche e collocazione impropria di elementi tecnologici. Le epigrafi commemorative poste sui piedritti dell’arco presentavano anche lesioni profonde nonché croste nere causate dalla solfatazione dei materiali carbonatici in presenza di inquinamento.

UBICAZIONE

Via Chiaia

ATTRATTIVITÀ

Media

LAVORI

13/06/2016 –– 24/07/2017

RESTAURO

Per quanto riguarda le operazioni di restauro dei materiali lapidei queste si sono svolte seguendo le quattro fasi di preconsolidamento, pulitura, consolidamento e protezione finale. Durante le fasi di preconsolidamento degli elementi in marmo e calcare è stata ristabilita la coesione in caso di fratture, lesioni e scagliature, in modo da non danneggiare ulteriormente gli elementi durante le successive fasi di pulitura meccanica e chimica, avvenuta mediante l’utilizzo di impacchi di polpa di cellulosa imbevuta di sali inorganici o carbonato di ammonio. La pulitura ha rimosso ogni deposito superficiale, macchia e incrostazione, ogni traccia di micro e macrorganismi, e ha permesso l’estrazione dei sali solubili. Il consolidamento finale ha avuto l’obiettivo di verificare e risanare le zanche di ancoraggio del gruppo scultoreo (cavalli e fame) e delle epigrafi in marmo, e inoltre di ripristinare la continuità della materia mediante stuccature e microstuccature, eseguite con malte ideone per colorazione e granulometria.
A tutti gli elementi in marmo è stato applicato un protettivo finale a base di cera microcristallina; per la parte di balaustra prospiciente Via Nicotera, è stato applicato un ulteriore protettivo anti scritta.
Per quando riguarda le murature, gli intonaci e le coloriture è stato necessario effettuare operazioni controllate di asportazione totale dei materiali (intonaci cementizi, tinte a quarzo) avulsi dal contesto storico-edilizio del manufatto nonché di quelli in fase di crollo e totalmente decoesi dalla pannellatura muraria. E’ stato necessario effettuare una campagna di indagini per verificare l’aderenza al supporto degli intonaci che si presentavo già a vista in cattivo stato di conservazione. Si è saggiata puntualmente tutta la volta a cassettoni ed è stato necessario prevedere estese iniezioni a bassa pressione e a base di malta di calce per riempire i vuoti tra intonaci e supporto e ristabilire quindi la coesione tra gli strati. Il consolidamento corticale e quello profondo delle superfici sono avvenuti attraverso le fasi riadesione delle parti in fase di distacco, iniezioni di malta di calce, integrazione di stucchi, cornici, modanature e bugne, risarcimento e/o stilatura dei giunti malta, rappezzatura delle lacune di intonaco e sostruzione muraria.
In particolare, gli interventi di sostruzione muraria hanno permesso di ristabilire la coesione strutturale tra gli elementi, rimpiazzando i conci ammalorati e talvolta riempiendo delle cavità presenti nella muratura. La resa cromatica finale è frutto di un’attenta analisi in loco e sulla documentazione storica, condotta e concordata assieme Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici per il Comune di Napoli e all’ufficio Servizio Programma UNESCO e Valorizzazione della Città Storica del Comune di Napoli. La scelta della nuova tinta è stata supportata da diverse indagini stratigrafiche eseguite sugli strati d’intonaco e sulle diverse coloriture apposte nel tempo. La nuova resa cromatica, che comprende diverse scialbature a base di calce e pigmenti naturali, nasce dalla volontà di uniformare le diverse parti con il gruppo scultoreo e restituire al Ponte il suo carattere monumentale proprio degli archi di trionfo. Il nuovo impianto di illuminazione sostituisce quello precedente, ed è a basso consumo energetico; comprende i faretti posti sui piedritti ad illuminazione della volta dal basso, e strisce LED sulla cornice dell’arco e alla base della balaustra, che mettono in risalto il gruppo scultoreo e il raffinato motivo a greca della balaustra.

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